L’arte di Joana Vasconcelos, in perfetto equilibrio tra kitsch e delicatezza

uk-icon Quando mi sono imbattuta nella scultura Miss Jasmine di Joana Vasconcelos, il modo in cui quest’artista trasforma il ferro in una teiera delicatamente filigranata mi ha fatto venire alla mente il lavoro di Cal Lane. Ma scavare nell’arte di Joana Vasconcelos mi ha svelato una produzione insapettatamente ricca ed esplosiva che sfugge a qualisiasi definizione.

Nata a Parigi e residente a Lisbona, Joana Vasconcelos mette il quotidiano al centro della sua pratica. Non sorprende quindi che lavori con materiali umili e l’universo visivo che crea sia pervaso da riferimenti immediati alle esperienze più comuni. Ma se è vero che Joana Vasconcelos si appropria di oggetti e materiali della più ordinaria realtà, li reinterpreta con una verve arguta e quasi sovversiva.

Prendete Tuttifrutti, una scultura gigante che rappresenta un gelato. Per prima cosa, a chi piacerebbe avere un gelato gigante sospeso minacciosamente sulla testa? Assolutamente pop nei suoi colori industrialmente artificiali, il lavoro evoca una plasticità tossica piuttosto che deliziosa morbidezza…

E ancora, le abilità manuali di Joana Vasconcelos aggiungono al suo lavoro una qualità domestica e femminile, con cui l’artista gioca facendo uso della sua arguzia e del suo senso giocoso. Un crochet fatto a mano (come nel lavoro sopra) sembrerebbe totalmente innocuo, se non fosse per la forma e per il titolo: Grande Tetta. Femminile senza ombra di dubbio!

Joana Vasconcelos spesso veste mobili e oggetti con abiti fatti all’uncinetto. I suoi lavori abitano case virtuali decorate con un gusto indefinibile (qualcuno direbbe con la sua mancanza). E improvvisamente mi viene in mente il documentario In the best possible taste dell’artista Grayson Perry e l’idea che le categorie del ‘buon gusto’ e del ‘cattivo gusto’ non esistano davvero. La nostra percezione negativa che qualcosa sia lezioso, pacchiano o kitsch è solo il risultato del relativo contesto sociale e culturale che ha informato il nostro gusto. La Vasconcelos mette in discussione ogni definizione relativa al gusto e i suoi lavori richiedono una reazione personale che non ha bisogno di classificazioni assolute.

Per esempio, avrei mai pensato a questo soprammobile in ceramica come a qualcosa di più e diverso da un pezzo eccentrico ed esuberante, se non fosse stato per il fatto che rappresenta una rana (ho una fissazione per le rane) e che il titolo sia Bowie (ho un’altrettanto forte fissazione per David Bowie)?

E di sicuro l’installazione War Games non sarebbe stato che un divertente ready-made. Ma nel mio mondo di personali associazioni, mi ha fatto pensare al Drive-by Shooting Range  che ebbe luogo nel 1994 durante il festival Burning Man: con un gesto discutibilmente liberatorio, si sparava a pupazzi imbottiti da un foristrada in corsa, come potete vedere qui. Personalmente, War Games rappresenta la virtuale vendetta dei pupazzi imbottiti.

Si ringrazia l’Atelier Joana Vasconcelos per l’uso delle immagini.

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